Luigi Ghirri al Centro Pecci: l’istante come forma di pensiero
Ci sono fotografie che non “raccontano” semplicemente il mondo: lo mettono in pausa. Luigi Ghirri è maestro in questa sospensione gentile, in quel modo tutto suo di rendere familiari le cose — e, insieme, misteriose. Al Centro per l’arte contemporanea Luigi Pecci di Prato, la mostra Luigi Ghirri. Polaroid ’79–’83 apre una finestra su un capitolo meno battuto ma sorprendentemente attuale della sua ricerca: la pratica dell’istantanea come territorio di libertà, di rischio, di rivelazione.
Tra il 1979 e il 1983 Ghirri lavora con la Polaroid: un mezzo che, per definizione, accelera il tempo dell’immagine. Qui l’attesa si riduce a un minuto, la fotografia si materializza quasi davanti agli occhi. Eppure, anziché diventare spettacolo, questo tempo breve diventa una forma di pensiero: l’istantaneità come occasione per accogliere l’imprevisto, per lasciare entrare l’alea dentro una poetica che, fino a quel momento, era stata spesso associata a una disciplina concettuale rigorosa.
La mostra propone un’ampia selezione di polaroid in formati diversi e restituisce due movimenti, apparentemente opposti ma intimamente coerenti: da un lato la curiosità per ciò che accade quando la tecnica “decide” insieme all’autore; dall’altro la costruzione controllata di un mondo fatto di oggetti, memorie e stratificazioni. Ghirri non fotografa soltanto ciò che vede: fotografa il modo in cui guardiamo, e ciò che, pur essendo lì, rischia di restare invisibile.
La contemporaneità dell’analogico
"dove stiamo guardando?"
Il punto non è nostalgia. Anzi: questa mostra lavora in sottrazione, e proprio per questo parla con forza al presente. L’immagine immediata — oggi normalizzata dallo smartphone — qui torna a essere un fatto fisico, un oggetto che compare, si impone, chiede attenzione. Il Centro Pecci esplicita questo cortocircuito generazionale: le polaroid diventano un terreno fertile per interrogare la nostra fruizione rapida e continua delle immagini, rimettendo al centro la domanda più semplice e più difficile: che cosa stiamo davvero guardando?
C’è anche un elemento storico, netto: si tratta della prima mostra istituzionale in Italia interamente dedicata al lavoro su polaroid di Luigi Ghirri, realizzata in collaborazione con la Fondazione Luigi Ghirri e curata da Chiara Agradi e Stefano Collicelli Cagol. Un invito, quindi, non a “rivedere” Ghirri, ma a incontrarlo in un punto laterale e rivelatore, dove il suo sguardo si fa ancora più vicino, quasi domestico — e proprio per questo radicale.
>> Luigi Ghirri. Polaroid ’79–’83 — 22.11.2025–10.05.2026
Sede: Centro per l’arte contemporanea Luigi Pecci, Viale della Repubblica 277, 59100 Prato





